n ° 49 anno 1931 pag 1782-1783-1784

 NOTIZIARIO

 Riportiamo la bellissima e commoventissima  lettera dell’arciprete di Castrovalva, Rev.mo Don Domenico Serafini, che descrive l’ultimo mese di vita del valoroso ed a noi carissimo, pittore Luigi Gaudenzi. E’ datata dal 17 ottobre 1930. – Mi sento onorato di poterle dare qualche notizia intorno al compianto pittore Gaudenzi, che ho avuto carissimo durante il tempo che è vissuto in queste balze. Verso la metà della foce di Scanno, dove scorre il Sagittario,affluente del Pescara, alla sponda destra, dall’Appennino che in quelle vicinanze prende nome di Argatone, si stacca una serie degradante di colline detta via Costa dei Carpini, Colle Salere e colle S. Angelo sul quale ultimo siede in largo orizzonte il piccolo paese di Castrovalva,. Su questo nido di aquila , oasi di pace, venne il 14 agosto il pittore Gaudenzi, entusiasmato del luogo, nonché della cordialità e gentilezza di questi villici, che lo amarono da fratello. Il povero Luigino  mi aveva più volte esternato il desiderio di fabbricarsi in questo scoglio il suo studio, ed io ci ridevo di cuore, ed intanto lo animavo sempre più a progredire nell’arte. Dopo un mese di permanenza notai che in salute aveva molto migliorato: aveva appetito ed il colorito era discreto. Lavorò molto; fece in tutto una ventina di quadri, di cui dodici ne spedì a Milano al Sig. Maviglia. Tutti soggetti nuovi per lui, come mi diceva, e che gli costarono parecchio lavoro. Era contentissimo di poter seguire la scuola del Michetti, di cui ne parlava con tanto entusiasmo e perciò a questo genere di lavoro s’era dato con ogni slancio. Pastori, capre, pecore erano i soggetti a cui si dedicava con molto piacere. Una sera, ricordo, lo cercavo, e seppi ch’era andato in campagna, gli uscii incontro e rimasi sorpreso nel vedermelo venire con un fascio di erbe sulle spalle, tirando dietro una capra. Come rideva, quanta festa mi fece Cominciò a sentirsi male il 20 settembre: dolori di testa, febbre e qualche doloretto di pancia. Sulle prime credevamo una specie d’influenza, e si cercò di curarlo alla meglio; ma poi, vedendo che i dolori persistevano, si pensò chiamare il medico locale, che lo dichiarò affetto da male viscerale. Gli furono prodigate tutte le cure possibili ed immaginabili; tutti n’eravamo addolorati. Furono fatte preghiere speciali per la sua guarigione; ma visto che il male progrediva, lo apparecchiai a ricevere i S, Sacramenti, che volle con tanto piacere, e compreso della gravità del male, fece a Dio l’offerta della sua vita! Per le premure di Monsignor Ravanat, canonico di S. Pietro, affezionatissimo al Gaudenzi, si potette ottenere al caro Luigino una speciale benedizione del Santo Padre. La mattina del giorno 14 ottobre, alle ore 6, il pittore Gaudenzi volava al Cielo col sorriso sulle labbra!! Alla famiglia, alla patria nativa giungano sincere le condoglianze del popolo Castrese, che l’amò come figlio! Il Gaudenzi ha voluto lasciare, quale ricordo a questo paesello, due bei dipinti sul fronte di questa chiesa, cioè S. Francesco d’Assisi*, e S.Domenico di Gusman**. Di più ritoccò un affresco del XVI secolo, ch’era del tutto rovinato, e con mano d’artista ha ridonato alla luce la bella immagine della Madonna della Neve, che trovasi sul portale di Questa chiesa. Volle ancora che il fronte della chiesa fosse ripulito e, benché caduto malato, regolò le tinte stando a letto e tutto ordinò in modo da ridare a questa Chiesa un severo aspetto. Come poter dimenticare l’artista tiburtino, le cui opere ci parlano continuamente di lui?! Egregio Cavaliere, la morte del Gaudenzi mi sembra un sogno!!

* l'affresco originale è andato distrutto dal tempo, ora esso è stato sostituito da un S. Antonio.
** l'affresco originale è andato distrutto dal tempo, quello attuale è una sovrapposizione totalmente diversa dalla prima.

 

 


n°49 anno 1930 pag. 1787

Da Castrovalva (Aquila) giunse fulmineamente a Tivoli la notizia della morte del valoroso pittore del soavissimo giovane

LUIGI   GAUDENZI

che pervase di dolore tutti i cittadini, tutti gli apprezzatori del genio, dell’ingegno, della squisitissima bontà dell’animo del carissimo estinto che non aveva ancora venticinque anni. Era nato prediletto da Dio, che gli aveva elargito tutte le bontà dello spirito che sfolgoravano nelle traversie della sua vita forse per un arcano raffinamento. Studiando tenacemente si era fatto un artista meraviglioso, riuscendo in tutte le arti: pittura, scultura, incisione. Ritrattista squisito sapeva interpretare l’anima dei raffigurati che trasfondeva nei suoi pastelli preziosi. La sua esposizione al Circolo Tibur aveva suscitato l’ammirazione di quanti la visitarono ed era così versatile d’ingegno che sapeva trarre il motivo delle sue opere da ogni manifestazione della Natura. Ha lasciato tanti pregevoli quadri, fra i quali otto riproducenti i vari episodi della festa caratteristica dell’ Inchinata, tanti bellissimi ritratti, tante gustose caricature. L’avvenire gli si prosperava bello, lieto, fastoso, glorioso anche, poi il crollo delle illusioni, il tonfo quasi improvviso dell’ultimo sogno, dell’ultima certezza, di tutto ciò che cammina fieramente a lato delle creature giovani, tutto è svanito in rapidissimo nulla. Egli che vedeva Iddio in ogni cosa bella, lo ha ora ritrovato per sempre.

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