n ° 47 anno 1930 pag. 1693

 NOTIZIARIO

 L’umanità di consensi e di lietissimi vaticini che tutti i cittadini di ogni classe sociale, formulano per il giovane Luigi Gaudenzi che prodigiosamente è scaturito dalla nostra terra (la parola è appropriata, poiché il Gaudenzi, figlio di contadini ha anche zappato la terra). E’ doveroso quindi parlarne per metterne in rilievo i suoi grandi meriti anche a costo di offendere la sua proverbiale modestia. Nacque venticinque anni or sono, e da allora non le arrise l’esistenza, per tante cause che non riporteremo, fino a poco tempo prima di fare il soldato e con entusiasmo disimpegnò il suo dovere. Era ed è nato artista e senza alcuno studio, per la propria inclinazione è divenuto un valoroso pittore anche prima di vincere il concorso per la borsa di studio presso l’Accademia di S. Luca. Di lui si capisce subito il meraviglioso personaggio non forse ancora la sua arte. Sbalordisce la sua anima mistica; sensuale ed innocente, quel suo volto da eremita, e insieme un po’ birichino, le sue audacie, i suoi sdegni, i suoi timori, i suoi orgogli e certe sue delicatezze fragili e luminose e certe gelosie piene di tenerezza. La vita e gli uomini hanno giocato a quest’uomo troppi brutti tiri. Ha però la sensazione di essere nato per vincere riuscendo a spogliare della propria scorza quell’altra cosa pura e tremante che la sua sensibilità di pittore. Credere che bisogna vivere con entusiasmo di tutto e non discutere mai quello che Dio ci mette dinanzi agli occhi è tutta la regola della sua arte. La sua recente esposizione nelle sale del “Tibur” ove ha esibito circa sessanta lavori ispirati ad ogni soggetto paesistico, ad ogni genere di ritratti ad ogni manifestazione della vita, sono la riprova della sua eletta, spontanea, sensibilità precisata dal disegno e dalla tecnica del colore. Il successo è stato grandissimo, eppure il giovane Luigi Gaudenzi non ha inorgoglito: non si è arricchito e nella modestia del suo modestissimo studio ove non vi è che dovizia di fulgide aspirazioni , tenacemente lavora e studia dieci ore di seguito. La povertà che gli fa compagnia ora, gli aprirà la porta, per fargli godere la ricompensa giusta, equa, restauratrice delle sofferenze cristianamente sopportate.

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